23 febbraio 2012

ITIS Galileo, grande successo ai Rinnovati



Questa sera parliamo di Galileo. Ditemi, secondo voi il mondo è fatto a triangoli, come diceva Platone, o a sfere, come sosteneva Aristotele? Bhe, nel 1500 andava di moda Aristotele, anche perché il trono di Dio non poteva stare sui triangoli, ci si siede meglio sulle sfere, secondo la Chiesa.
Ecco come ha esordito al Teatro dei Rinnovati il 22 Febbraio Marco Paolini, autore e attore teatrale trevigiano nel suo ultimo spettacolo, ITIS Galileo, in cui presenta elementi attoriali rinnovati rispetto alle sue opere precedenti, inserendo una carica ironica un po' irriverente assolutamente calamitante e un forte coinvolgimento del pubblico, interpellato direttamente nella costruzione dello spettacolo: "Chi è che ha fatto il classico? Cosa significa pianeta?". Silenzio, poi si alza una voce dai palchi: "Erranti, ma ho fatto lo scientifico".
Perché affrontare un personaggio come Galileo, che la maggior parte di noi ha studiato distrattamente in storia, forse in letteratura, ma sicuramente non in scienze (dove è stato sostituito da Keplero e Newton, che partono però dalle sue scoperte)? Perché si tratta di una figura molto lontana dalle rigide rappresentazioni di quel periodo che lo ritraggono ("Secondo me è nato con la barba"), ma è un personaggio altamente umano, con un'avvincente vita personale, dalla passione per le donne a quella per il vino, fino al suo carattere fumino e irruente. E ovviamente la scienza, che non è separata da questo fermento caratteriale, ma ne è una sua emanazione, che culmina nel famoso Dialogo: "Un testo difficilissimo, ma non è un testo, è una commedia". Così al Simplicio aristotelico che si attiene al rassicurante Ipse Dixit, risponde un Sagredo che assomiglia ad una figura della commedia dell'arte, sardonico e tagliente, che espone esperimenti concreti. E se le cose non stanno come dicono i testi sacri, e se Giosué ha detto "Fermati o sole", è perché l'uomo ha interpretato male il Libro della Natura. Il problema è che dopo il Concilio di Trento, la parola interpretazione, con protestanti e luterani in tutta Europa, era stata cancellata dalla Chiesa, anzi, meglio, bruciata dalla Santa Inquisizione: del resto il 1600 si era aperto con il rogo di Giordano Bruno: "La cena delle ceneri: forse lo hanno preso troppo sul serio". E così a 40 anni Galileo e Copernico discutevano segretamente nelle loro lettere di universo infinito, di moto dei pianeti, di copernicanes...sshhh, non si può dire. Ma alla fine la condanna arriva anche per Galileo: a quasi 70 anni, cieco e in saio bianco, abiura davanti al Tribunale della Santa Inquisizione. Ma non è finita, anzi: "Un paese anziano come il nostro non ha scuse, perché Galileo il meglio lo fece dai 70 agli 80 anni". Ed ecco Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze, portato via nelle mutande del segretario di stato fiorentino, perché Galileo non poteva più, per condanna, scrivere, pubblicare o ricevere nessuno, confinato nel suo esilio di Arcetri.
Paolini ci fa riscoprire un esempio della nostra storia, una figura affascinante che non si è mai arresa, pur nel compromesso ideologico dell'abiura che gli ha permesso di dare all'umanità il più grande apporto alla scienza mai ricevuto. Incisivo, sintetico e trascinante, Paolini da il meglio di sé seduto su una mina vagante, anzi oscillante, come il pendolo, al cui interno è custodito l'universo con le sue orbite ellittiche e i pianeti che ruotano intorno al sole.
Non è paese da venire a disputare della luna, né da volere, nel secolo che corre, sostenere né portarci dottrine nuove", aveva detto l'ambasciatore toscano a Galileo, poco prima del processo. E in effetti non sembra sia cambiato molto in questa Italia stanca, in cui l'unica rivoluzione permanente è quella compiuta dal moto della Terra: "1736 Km al minuto, ecco la nostra rivoluzione.

Valentina Carbonara

Nessun commento:

Posta un commento